Il Giardino dei Lauri


Vicino a Città della Pieve, suggestiva cittadina medievale, immerso nel verde esiste uno spazio interamente dedicato all’arte contemporanea: il Giardino dei Lauri. I coniugi napoletani Massimo e Angela Lauro, hanno allestito parte della loro collezione personale in un caratteristico edificio industriale degli anni ‘70, esponendo opere che ci mostrano ricerche e sperimentazioni tecniche più particolari degli ultimi anni.


Il Giardino dei Lauri


La collezione nasce negli anni ‘90 con le prime acquisizioni di Arte concettuale, per poi arrivare ai nomi più significativi della fotografia americana, dei movimenti Post human, Neo-Geo o semplicemente di quei giovani talenti che hanno saputo catturare l’attenzione dei signori Lauro.


Il Giardino dei Lauri


La cornice è incantevole, infatti il capannone di oltre seicentocinquanta metri quadri, ristrutturato dagli architetti Alberto Sifola e Vincenzo Sposato, intende esaltare senza stravolgere l’essenzialità della sua originale architettura, diventando così contenitore perfetto per ospitare le diverse opere che dialogano tra di loro, senza contaminarsi. Oltre i porticati esterni, che ospitano opere, la natura diventa protagonista; infatti è possibile attraversare il giardino anch’esso animato da installazioni artistiche e la verde collina che, circondata dallo splendido orizzonte umbro, diventa esempio del riuscito rapporto tra tradizione, paesaggio e contemporaneità.


Il Giardino dei Lauri

Il Giardino dei Lauri

Il Giardino dei Lauri


È possibile visitare la collezione gratuitamente, infatti il Giardino dei Lauri è anche un’associazione no profit tramite la quale spesso vengono organizzati eventi, come performance e laboratori, proprio per mantener vivo l’interesse, classificandosi come dinamico centro culturale del contemporaneo. Il cuore della collezione è l’aspetto internazionale, in un costante rinnovamento fatto da acquisizione e vendite, infatti non vi è nessuna intenzione di musealizzare le opere. L’intento è quello di mantere la collezione sempre viva e aggiornata. Proprio per questo si ha l’impressione di trovarsi in un luogo dove la passione e l’amore per l’arte regnano sovrane, impressione facile da confermare scambiando qualche parola con il disponibile e simpatico Massimo Lauro, il quale si dimostra felice nell’accompagnare il visitatore all’interno della collezione, raccontando origini e aneddoti talvolta divertenti.


Il Giardino dei Lauri

ESTRATTI dell’INTERVISTA a MASSIMO LAURO


Alice Belfiore: Signor Massimo, da cosa deriva la passione nel collezionare oggetti d’arte?

Massimo Lauro: La mia è una passione nata sin da quando ero giovanissimo, sono figlio di collezionisti e spesso li accompagnavo a visitare gallerie napoletane e newyorkesi. Ad un certo punto ho provato a copiare quello che facevano i miei genitori, comprando un Piero Dorazio visto solo su catalogo. Quando arrivò a casa non mi convinse più di tanto, da lì iniziai a capire che forse dovevo andare oltre a quegli artisti che facevano parte della generazione dei miei genitori, andando invece a cercare quelli della mia generazione. Ho iniziato così a viaggiare, cercando di avere uno sguardo il più internazionale possibile.

Alice Belfiore: quindi l’opera di Piero Dorazio è stata la prima che ha acquistato autonomamente?

Massimo Lauro: Non esattamente, la primissima opera è stata la scultura di una farfalla presa in una galleria napoletana che mia madre frequentava, l’acquistai con i miei risparmi, avevo quattordici anni.

Alice Belfiore: pensando all’ampio panorama contemporaneo di questi anni ed ai suoi protagonisti, c’è un artista che in qualche modo ha scoperto collezionando le sue opere in anni diciamo..non sospetti?

Massimo Lauro: Sì, fu Damien Hirst. Lessi in un giornale di una mostra a Londra alla quale avrebbe partecipato il giovanissimo Hirst, descritto come artista promettente. Così decisi di andare e presi un appuntamento con Jay Jopling, gallerista di Hirst, che mi consigliò proprio di andare alla Saatchi gallery per la collettiva “Young British Artists” il 1 marzo del 1992. Lì vidi opere come The Lovers (The Committed Lovers) (The Spontaneous Lovers) (The Detached Lovers) (The Compromising Lovers), rimanendo totalmente impressionato. Successivamente comprai un’opera di Damien, ma il vero desiderio fu quello di avere una delle sue, ormai rinomate, pecore sotto formalina. In questo modo iniziò anche l’approccio con le opere installative.

Alice Belfiore: commissiona mai delle opere?

Massimo Lauro: Certo, una è l’opera di Adam Hels “Zombies (American 1861-75)” del 2012, si tratta di fotografie riguardanti la guerra civile americana che l’artista ha cercato; poi le ha ingrandite fino a far fuoriuscire i pixel. Su questa base ha realizzato dei disegni in carboncino, i quali da lontano sono definiti e riconoscibili ma più ci si avvicina e più diventano astratti.

Alice Belfiore: Ha un’opera a cui è particolarmente affezionato?

Massimo Lauro: Sì, è l’opera “Bin Laden Youth” del 2006 di Dash Snow, comprata a New York quando Snow, leader della generazione dei nuovi artisti, aveva ventiquattro anni. L’opera mi piacque sin da subito, parlava del contrasto tra due civiltà, simboleggiate tra western e idealist. L’11 settembre era ancora un ricordo fresco, caratterizzando l’opinione pubblica e la cronaca. Purtroppo Dash è morto poco tempo dopo, all’età di ventinove anni lasciando un grande vuoto; il suo gallerista Jeffrey Deitch mise a disposizione la sua galleria e la comunità artistica newyorkese la riempì di opere e ricordi.

Alice Belfiore: so che un altro tema a voi caro è quello della performance, può parlarmi di qualche opera derivante da questa pratica?

Massimo Lauro: Una è l’opera vicino all’ingresso di Wu Tsang “His Mater’s Voice” del 2004, è una sorta di vestito che l’artista utilizza per le sue performance. Wu è un cino americano che sta cambiando sesso, le sue sono performance molto intelligenti che hanno a che fare proprio con il tema del sesso e della danza. Poi abbiamo le opere Untitled (Queen 2, Topanga, CA) e Untitled (King 1, Topanga, CA) entrambe del 2013 dell’artista Sam Falls. Sam mise delle lenzuola stese nel deserto della California spargendo sopra di queste elementi naturali, lasciandole poi sottoposte alle intemperie e al clima del luogo. Una sorta di performance governata e gestita dalla natura stessa. Come testimonianza di ciò che invece abbiamo organizzato qui al giardino c’è “Holedigger” , performance di InvernoMuto del 2009. Fu un pomeriggio molto intenso.

Alice Belfiore: c’è una persona che ricorda con affetto e che ha, in qualche modo, influenzato la sua esperienza?

Massimo Lauro: probabilmente una di queste è Ileana Sonnabend, gallerista e mercante d’arte, moglie di Leo Castelli. Mi ha insegnato la curiosità di andare avanti, di non fermarsi, ad esempio è colei che ha scoperto Jeff Koons. Ogni volta che andavo a Venezia passavo sempre a trovarla, è stata davvero una persona indispensabile.

Alice Belfiore: mi racconta un aneddoto divertente che ha a che fare con qualche opera?

Massimo Lauro: sono pieno di aneddoti, il bello è proprio raccontarli. Una volta andai a una mostra con mia moglie e con molta decisione, prima di entrare, le dissi “ per favore, usciamo con un’opera piccola e commerciale”. Uscimmo con un’opera che era tutto il contrario. Si tratta del lavoro di Claire Fontaine del 2015 Untitled (Fresh monochrome / grey / black / red), dipinto enorme e realizzato con un tipo di pittura che non si asciuga mai, infatti si utilizza per i cancelli contro eventuali intrusioni di sconosciuti. La vernice si attacca ai vestiti.

Alice Belfiore: per concludere..come potrebbe riassumere il filone della sua collezione?

Massimo Lauro: semplicemente la voglia di essere sempre “up to date”.