Trame


Il nascente polo per le arti contemporanee di Bari inizia le sue attività espositive proprio con la mostra Trame curata da Francesca Girelli e Davide Quadrio. La mostra è dedicata al lavoro di artisti dal consolidato curriculum, attivi sulla scena internazionale Trame è una progetto espositivo che indaga ed esplora i territori di confine fra verità e finzione, fra storia e racconto: come possono essere tracciati questi confini e soprattutto, cosa accade quando essi si confondono? Documenti originali e materiali d’archivio sono la materia prima per la tessitura – per l’appunto – di trame di narrazioni fittizie; così come storie e leggende nate dall’immaginazione di singoli o di comunità sono trasformate dagli artisti in “verità effettuali”. Le vicende scelte dagli stessi per queste operazioni di smontaggio e assemblaggio dei fatti sono accomunate dall’essere o dall’esser state strumenti nelle mani di “poteri” di varia natura, che ne hanno fatto delle chiavi di lettura della storia che la comunità avrebbe dovuto applicare incondizionatamente alla stessa, precludendosi una lucida ed imparziale visione della realtà. Un elemento fortemente caratterizzante della mostra – che accomuna e congiunge i temi, i media utilizzati e naturalmente l’allestimento – è il costante richiamo al cinema: da una parte il processo prima menzionato della decontrazione e ricostruzione dei fatti, che evoca inequivocabilmente le operazioni cinematografiche di montaggio; d’altra parte vi è una netta preponderanza di opere video, fra cui dei veri e propri lungometraggi, fra i lavori esposti. I primi lavori che incontriamo nel percorso espositivo sono quelli di Thomas Sauvin, collezionista di fotografie e photo editor francese, residente a Pechino. L’opera “La miniera d’argento di Pechino” (2009 -2016) nasce dall’incontro fra l’artista ed un riciclatore clandestino che si occupava di rifiuti di nitrato d’argento, fra cui naturalmente numerosi negativi. Sauvin decise di acquistare tale materiale e dopo averlo scansionato, operò una selezione ed una catalogazione che ha sortito proprio l’effetto del ritrovamento di fili conduttori tra i vari scatti, di una insospettabile coerenza estetica e di contenuto, tal da consentire la creazione o la ri-creazione di vere e proprie narrazioni. Così come le vediamo in mostra, le fotografie ci offrono un ritratto della vita e delle abitudini del popolo cinese durante il periodo dell’apertura del Paese all’Occidente (dopo la rivoluzione culturale del’66). La storie e le contraddizioni di un altro Paese che ha lottato fra l’influenza e l’ingerenza dell’Occidente e la conservazione della propria identità sono al centro del lavoro anche di un’altra artista, Yto Barrada, franco-algerina residente a Parigi. L‘opera in mostra è “Una guida agli alberi per governatori e giardinieri” (2014) comprendente l’omonima pubblicazione ed il video che l’ha ispirato, del 2003, Gran Royal Turismo : una surreale parata di limousine giocattolo in una città araba desterta. In questo scenario, le abitazioni cambiano volto al passaggio delle auto, “sbiancandosi”; crescono palme rigogliose da terreni aridi: la Terra mostra davanti ai potenti di passaggio un aspetto sano e curato che dissimula le profonde ferite interne. Tornando dal video alla fotografia, ci soffermiamo sul lavoro di Rossella Biscotti, artista italiana residente a Bruxelles. Il lavoro esposto è “Sogni farmaceutici” (2009 – 2010), una serie di stampe che rievocano i contenuti delle cartoline che il produttore del farmaco Pentotal inviava ai suoi clienti. Si tratta di immagini di veri e propri paradisi terresti, luoghi turistici, strumentalizzati per la promozione di un farmaco noto come “siero della verità”, utilizzato anche per indurre anestesia generale e coma artificiale. Viene suggerita una disorientante analogia fra l’estasi per la bellezza di tali paesaggi esotici e l’estasi sensoriale indotta dal farmaco, quasi fosse uno stupefacente in grado di condurre verso baudelairiani paradisi artificiali. L’ultima opera di cui vogliamo lasciare una suggestione è “Le nove muse” (2010) di John Akomfrah, artista di origini Ghanese, che vive e lavora a Londra. Si tratta di un video strutturato in nove sezioni, ciascuna delle quali racconta, combinando materiali d’archivio e nuove riprese, l’immigrazione in Inghilterra nell’immediato dopoguerra. Oltre all’immagine, in quest’opera un ruolo rilevante è rivestito anche dalla musica e soprattutto dalla parola. Infatti, i volti e le azioni dei personaggi non sono accompagnati dalle loro voci, ma dai versi di Omero, di Dante e di Milton. Così le narrazioni della letteratura incontrano quelle della storia, senza creare alcun contrasto o divergenza. Anzi, la letteratura dà voce e senso alla storia, mostrando come, talvolta, la finzione possa intrecciarsi con la verità senza diventare strumento di una visione parziale, ma divenendo espressione di universali aneliti umani. Allora ciò che rimane ai visitatori dopo aver percorso gli spazi della mostra è proprio una riflessione sulle infinite possibilità che nascono dall’intreccio fra realtà e finzione, nonché la domanda: cos’è realtà e cos’è finzione? Al lettore la risposta o l’inizio di una lunga indagine.




TRAME. REALTA’ ARTE CINEMA INVENZIONE
A cura di curata Francesca Girelli e Davide Quadrio
Spazio Murat, Bari
9/12/2016 – 5/02/2017