Screenings – Helidon Gjergji


La mostra Screenings di Helidon Gjergji, ospitata negli spazi della Fondazione Pino Pascali e curata da Santa Mastro, ci lascia liberi di compiere il nostro percorso attraverso quattro spazi, liberi di trovare il nostro fil rouge. L’artista non ci narra di noi, della nostra società attuale; non è una narrazione quella delle sue opere. E’ piuttosto – come evocato dal titolo screening – un osservare con uno sguardo analitico, finanche diagnostico, le nostre stesse figure corrose dalle patologie di una società vessata da ogni male. Ci sono diversi tempi e spazi all’interno della mostra. C’è il tempo della storia, di quella storia che ha lasciato ferite non rimarginatili ma che oramai inizia a svanire dalla freschezza bruciante del ricordo. E’ il caso di e mages , video installazione costituita da una slide show dell’album di famiglia confezionato dalla mamma di Iosif Stalin, proiettata di modo che la luce passi attraverso dei vetri rotti.



L’immagine che affiora dai resti di quel logoro album fotografico non è quella di un despota, ma è quella di un uomo dalla vita comune, circondato dai suoi affetti. Quell’immagine però è frantumata, tagliata e deturpata dall’inesorabile corso della storia. E’ il tempo della storia e lo spazio del suo Paese, ciò che poi Gjergji ci narra con un video – testimonianza del progetto Facades (la c con la gambetta credo), di restituzione di un nuovo volto ad architetture brutaliste post regime. Un volto che ha i tratti della società contemporanea: gli interventi sugli edifici raffigurano infatti celeberrimi simboli della società postmoderna, come l’@ ed il .com. La storia, il passato confluiscono così nell’oggi trasformandosi, mutando i loro connotati senza occultare le proprie radici. C’è poi il tempo del presente. Un presente dilatato e non più puntuale né collocabile in un qui ed ora; un tempo astratto. E’ il presente di quelle realtà che tutti conosciamo ed automaticamente, che nella routine di ogni giorno viviamo, o meglio, ci vivono. X- Ray Paintings è una serie che ritrae il presente anonimo del passaggio attraverso i nastri di controllo di un qualsiasi aeroporto. Le stampe rappresentano l’interno di bagagli passati sotto i raggi X.


Helidon Gjergji

Nel momento del controllo siamo tutti uguali, tutti potenziali pericoli; eppure tutti esposti, affidati ad una raccolta di oggetti che dicano di noi e delle nostre intenzioni. Poi c’è un tempo in bilico, fra il recentissimo passato di giovani vite spezzate da lunghe traversate in mare ed il futuro dell’incertezza, ma anche della speranza. In Seta di Damasco, installazione site specific realizzata proprio in occasione della mostra, bicchieri dalle diverse forme e dimensioni prendono possesso dello spazio, disponendosi sul pavimento ed attraversando anche un drappo rosso scuro. Ogni bicchiere è riempito dall’acqua del mare che i migranti devono oltrepassare per giungere a destinazione. Ma su ogni bicchiere è anche incisa la data di un naufragio ed il numero delle vittime. L’installazione non è un memoriale, quei bicchieri non sono delle lapidi. Gli avvenimenti evocati sono troppo vicino a noi -nel tempo e nello spazio- perché appartengano già alla memoria. L’arte qui non ci lascia più nei panni di quieti spettatori, ma diviene una potente chiamata all’urgente presa di coscienza e all’azione.



HELIDON GJERGJI, SCREENINGS
A cura di Santa Nastro
Fondazione Pino Pascali – Polignano a Mare (BA)
2 Luglio – 4 Settembre 2016